Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus - ** COMUNE DI CANDIOLO (TO) **

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Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus

 
Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus

Il 18 marzo è stato dichiarato, tramite approvazione del Senato, Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus.
Oggi il presidente del Consiglio Mario Draghi sarà a Bergamo per commemorare le oltre 103 mila vittime della pandemia in Italia.

Impensabile fino a poco meno di un anno fa che da lì a breve avremmo celebrato una giornata in memoria di così tante vittime di una pandemia, inaspettata
e di carattere mondiale.
Una pandemia che ha cambiato le vite di ciascuno di noi nessuno escluso, allontanandoci gli uni dagli altri ma nello stesso tempo e per assurdo mettendoci in strettissima dipendenza gli uni dagli altri.
Un’esperienza che in qualche modo, direttamente o indirettamente ha colpito ciascuno di noi in maniera più o meno profonda.
E’ stato colpito non solamente l’aspetto sanitario delle persone, ma anche l’aspetto sociale, lavorativo, economico e culturale.
Usciremo sicuramente da questa difficile situazione .
Ma saremo cambiati, diversi.
I cambiamenti generalmente possono essere positivi o negativi.
Se vogliamo cogliere gli aspetti negativi e concentrarsi su quelli  basta che seguiamo qualunque notiziario o sfogliamo i titoli delle principali testate giornalistiche.
Se invece vogliamo avere uno sguardo di speranza allora ci dobbiamo rimboccare tutti le maniche  e riempirci di voglia e desiderio di ricominciare,
di riassaporare piccole cose alle quali oramai avevamo fatto l’abitudine non cogliendone più né la bellezza né tantomeno la ricchezza.
E credo che il messaggio di speranza e responsabilità più indicato per celebrare questa giornata lo abbia espresso una donna, una persona normale,
una persona qualunque, un’insegnante, categoria a mio parere maggiormente caricata di responsabilità per il nostro futuro, con il difficile e nello stesso tempo affascinante compito di formare i bambini, i ragazzi, i giovani.
Categoria messa a dura prova da questa DAD tanto discussa ma mai come in questo momento tanto importante.

Riporto allora molto semplicemente l’articolo scritto da Massimo Gramellini sul Corriere della Sera invitando tutti noi a riflettere su questa donna e sull’atteggiamento positivo e di speranza che è riuscita ad avere nonostante la difficilissima prova a cui la vita l’ha sottoposta

(Massimo Gramellini, "Astra Seneca")
Trovo semplicemente gigantesca Simona Riussi, la moglie dell’insegnante di clarinetto morto a Biella quattordici ore dopo la somministrazione del vaccino.
Se c’era una persona che aveva diritto di perdere il controllo delle sue parole per dare fiato alla paura di molti, questa era lei.
Invece, poco prima che AstraZeneca venisse sospesa precauzionalmente dappertutto, se n’è uscita così:
«In cuor mio non me la sento di dire che la colpa sia del vaccino.
Bisogna continuare a crederci.
Se io e mio marito non ci avessimo creduto, non lo avremmo fatto, ma da educatori era importante farlo».
Ci vuole tanta sapienza, di libri e di vita, per mantenere la testa fredda dentro una tragedia, rovesciando una potenziale invettiva in un messaggio di speranza.
Il modo migliore di onorare una donna simile è sforzarsi di imitarla.
Un anno di pandemia ci ha insegnato che non esistono verità assolute.
Chi si è fatto un vanto di averle in tasca si è poi trovato a pronunciarne di segno opposto, spesso con analoga presunzione di infallibilità.
Il problema non è avere dubbi, ma lasciarsene paralizzare.
Persino gli scienziati procedono a tentoni, un passo alla volta e neanche tutti nella stessa direzione.
Il rischio zero non esiste: bisogna capire quale sia il minore e disporsi a correrlo.
Quando, spero il prima possibile, mi toccherà porgere il braccio magari proprio ad AstraZeneca, cercherò di ricordarmi le parole del filosofo e quasi omonimo Anneo Seneca: «Sono meno da temere proprio quelle cose che ci fanno più paura».

Spero che questo breve messaggio possa essere in qualche modo di conforto in particolare a tutte le famiglie candiolesi che hanno pagato a caro prezzo questa pandemia con la perdita dei propri cari e nello stesso tempo stringere tutti quanti in un forte e caloroso abbraccio.

Il sindaco

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